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Alitalia: annullata la riunione con i sindacati. Air France chiede la resa PDF Stampa E-mail
marted́ 08 aprile 2008
ANSA - 8 aprile
ROMA - Alitalia ha comunicato alle nove sigle sindacali l'annullamento dell'incontro previsto per domani. La riunione, che era cominciata all'indomani della rottura della trattativa con Air France, aveva iniziato ad esaminare eventuali modifiche al piano stand alone per la compagnia ed era stata aggiornata a domani. Non è escluso che possa essere poi riconvocata. I sindacati sono stati intanto convocati per giovedì a Palazzo Chigi.
INCONTRO GOVERNO-SINDACATI GIOVEDI' MATTINA ALLE 11
L'incontro tra il governo e le organizzazioni sindacali per fare il punto sulla vicenda Alitalia, annunciato ieri dalla presidenza del Consiglio, si terrà giovedì mattina alle ore 11 a Palazzo Chigi.
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RAINEWS24 - 8 aprile
ALITALIA RINVIA L'INCONTRO CON I SINDACATI. UE: IMPOSSIBILI AIUTI PUBBLICI FINO AL 2011
Rinviato l'incontro di domani tra i vertici di Alitalia e i sindacati, prima si terrà il confronto tra i rappresentanti di categoria ed il governo fissato per giovedi alle 11. E oggi sulla privatizzazione di Alitalia e la battuta d'arresto nella trattativa con Air France, che ieri ha preso atto della rottura rilanciando però la sua offerta alle stesse condizioni, interviene anche il commissario europeo ai Trasporti, Jaques Barrot, che invita i sindacati a valutare bene le conseguenze delle proprie scelte.
La Commissione Europea: impossibili aiuti fino al 2011.
Per Alitalia, spiega il commissario Europeo Jaques Barrot, non sono possibili aiuti pubblici fino al 2011, qualsiasi prestito sarebbe bloccato dalla Corte Europea avendo Alitalia già beneficiato di contributi pubblici.
Ieri Airfrance ha ribadito che il suo piano è l'unico possibile per consentire il ritorno ad una crescita redditizia in tempi rapidi e ha ripassato la palla ai vertici della compagnia italiana e ai sindacati.
La risposta delle varie sigle, pressochè unanime, non si è fatta attendere: "Vogliamo riprendere a trattare".
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L'Sdl riconferma "la disponibilita' ad un confronto serio ed immediato" ribadendo che "il soggetto istituzionale e politico che deve assumere la responsabilita' della vendita di Alitalia e' il Governo nella sua interezza".
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IL MANIFESTO - 8 aprile
Alitalia, IL VECCHIO STUPIDO GIOCO DEL CERINO DA EVITARE
di Tommaso De Berlanga
Il consiglio di amministrazione parigino ha ricordato come il «piano» proposto per risanare Alitalia è stato messo sul tavolo per cinque incontri consecutivi: «18, 25, 31 marzo e del 1 e 2 aprile». Un tempo sufficiente dovunque per arrivare a una decisione chiara: si prende o si lascia.
Non in Italia, dove ben nove sigle sindacali hanno fin qui giocato al solito vecchio gioco: non rimanere con il cerino acceso in mano. Ovvero non essere gli ultimi a dire «va bene», non essere i primi a dire «mi arrendo». Un gioco comprensibile solo in aziende statali o ex statali, dove le partite si possono sempre rinviare e non c'è mai - o quasi - un punto di non ritorno. Non è così che funziona l'impresa capitalistica globale. Del governo e della sua nullaggine abbiamo scritto spesso. Padoa Schioppa ha costruito quest'esito obbligato - vendere ad Air France - nel corso di due anni, come se ne andasse della sua carriera di statista. Futura, magari. Sull'azienda e i suoi squinternati manager, abbiamo infierito a lungo.
Ma anche il sindacato ha le sue colpe. Non quelle che gli attribuiscono Il Sole o il Corsera, naturalmente. Ha pagato al contrario un eccesso sistematico di disponibilità ad essere coinvolto nella gestione di un'impresa vissuta come asset politico, invece che produttivo. Fino a condividere responsabilità nel consiglio di amministrazione (Anpac, Cisl, Cgil). Questo ruolo non è più esercitabile in un'impresa privata (il segretario della Fiom non ha occasione di entrare nel cda della Fiat). Tanto meno lo è in un'impresa globale, svincolata - tranne che per la «base centrale», in questo caso la Francia - da condizionamenti nazionali. Neppure quelli - a maggior ragione - provenienti dal sindacalismo di base.
La sconfitta del sindacato era l'obiettivo di governo e acquirente. Il sindacato la sta subendo con rara cecità, aggrappato a speranze e voci di corridoio. Tutt'altra cosa sarebbe il raccogliere la sfida dell'internazionalizzazione, proiettando decisamente la parte migliore della propria esperienza all'interno di un'impresa di dimensioni globali. Perché il lavoro del trasporto, come nella fase aurorale del movimento operaio, è per sua natura «disseminativo». A patto di distinguere sempre con coraggio il compito proprio - la difesa dei lavoratori - e quello del «padrone». O co-gestore che dir si voglia.
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IL MANIFESTO - 8 aprile
Il cda «prende atto» della rottura e rilancia la palla ai sindacati italiani
AIR FRANCE CHIEDE LA RESA
«Il piano proposto è l'unico possibile per consentire ad Alitalia il ritorno a una crescita in tempi rapidi», dicono i francesi. «Spetta alla compagnia italiana, ai dipendenti e ai sindacati di esprimersi su come vedono il futuro della loro azienda».
di Francesco Piccioni
«Diteci come vedete il vostro futuro». Se ne siete capaci. «Noi» - Air France-Klm - vi abbiamo presentato un piano, «l'unico possibile per consentire ad Alitalia il ritorno a una crescita redditizia in tempi rapidi». Abbiamo perciò preso atto del fatto che, in sede di incontro del 2 aprile, non avete capito la situazione, presentandoci una sorta di controproposta irrealizzabile. Il nostro a.d., Jean-Cyril Spinetta, ha fatto bene a interrompere le trattative e tornare a Parigi. Voi, italiani perditempo, potete a questo punto fare una sola cosa: «i dipendenti e le organizzazioni sindacali rappresentative devono esprimersi su come vedono il futuro della loro azienda».
Una autentica porta in faccia, ma senza aggiungerci anche due giri di serratura. Come dire: se volete essere comprati, alle nostre condizioni, dovete venircelo a chiedere chiaramente e senza tanti giri di parole. Altrimenti, visto che «voi» state comunque dentro la nostra stessa alleanza internazionale (Sky Team), sarà solo questione di tempo «succhiarvi» le rotte, a partire da quelle più redditizie. Per «noi», va bene comunque.
La risposta di Air France è stata insomma dura quanto si prevedeva. L'incertezza, se ce n'era, è rimasta nell'aria fino all'ora di chiusura della borsa francese. Poi, nell'after hour, il titolo guadagnava in un attimo più del 3%. Impossibile che Spinetta venisse sfiduciato da un cda - nella sua componente olandese - anche più drastico del suo delegato. Ma lo «spiraglio» lasciato aperto è esattamente della stessa dimensione di prima: «prendere o lasciare», non è più tempo di chiacchiere a vuoto.
Le prime reazioni del mondo sindacale non sembrano all'altezza del problema. «Non credo che siamo a una rottura - ha dichiarato a caldo Claudio Genovesi, segretario della Fit Cisl - Spinetta si è lasciato uno spiraglio per consentire la ripresa in una condizione diversa, sia per la situazione politica come anche per lasciare ai sindacati una pausa di riflessione perché assumano una posizione più aperta». Posizione di fatto identica per la Filt Cgil: «questa decisione non è una rottura e non esclude la possibilità di una ripresa del confronto tra le parti». Seguono precisazioni sul fatto che il «piano» del 15 marzo sia stato o no modificato in occasione degli incontri successivi. Rituale, ne discende, la richiesta al governo di convocare le parti. Cosa che in effetti avviene, con appuntamento per giovedì.
Anche la Uil - che aveva fatto il «gran rifiuto» lasciando il tavolo delle trattative da sola - continua a ragionare intorno alle proprie convinzioni, piuttosto slegate dalla situazione concreta: «cominciamo pure a trattare con Alitalia, ma è bene sapere che la soluzione della vertenza potrà arrivare solo dopo le elezioni». Tutto il gioco della Uil sta nel rinvio, nella speranza che un eventuale governo Berlusconi possa far uscire davvero allo scoperto una sempre più improbabile «cordata italiana».
Le associazioni professionali dei piloti (Anpac, Up) e degli assistenti di volo (Avia, Anpav) sembrano essere state le più rapide a prendere atto che il margine di trattativa si è ristretto seriamente. Per Fabio Muccioli, presidente dell'Anpav, «l'importante è evitare che Air France esca definitivamente di scena ed è il momento che tutti i sindacati facciano un passo avanti verso la proposta del gruppo farnco-olanderse». E' un atteggiamento che corrisponde a quello dei settori più vicini all'azienda e sfrutta le preoccupazioni diffuse tra i dipendenti. L'Anpav è sulla stessa lunghezza d'onda: «Non vediamo nelle odierne determinazioni del cda di Air France-Klm nessun atto ostile ma una semplice cronaca fattuale. I francesi hanno rigettato la palla nella nostra metà campo. Sta ad azienda, sindacati e governo riuscire ad andare in gol». L'Anpac, la potente e maggiortaria associazione dei piloti, conferma invece «la nostra apertura a un confronto anche sulla base del documento presentato da Air France, ma ribadiamo che deve esserci confronto vero». Auspica, infine, che «il governo e tutte le forze politiche esplichino un'azione di supporto alla trattativa che vive ora una fase di estrema difficoltà».
Anche il sindacato di base SdL percepisce la difficoltà del momento («tutti i lavoratori, di qualsiasi categoria o reparto, auspicano con forza la ripresa del confronto» con i francesi), il rischio implicito nel commissariamento, ma ripete anche che non è stato il sindacato ad abbandonare il tavolo, «bensì Spinetta».
Della politica verrebbe di non parlare. Formigoni, dopo aver passato la giornata a minacciare «un ricorso alla Ue» se fosse ripresa la trattative con i francesi, a fine giornata si mostrava soddisfatto del risultato: «anche per Air France è tutto rinviato a dopo il voto elettorale».
In effetti, soltanto una resa completa dei sindacati da qui a giovedì potrebbe portare a una accordo quadro prima di domenica (lasciando al «dopo» la definizione dei dettagli). L'incognita resta ancora una volta l'azionista, o meglio il ministro del tesoro, che in due anni di lavoro ha fatto tutto quel era umanamente possibile per obbligare l'azienda e i lavoratori ad accettare la vendita ad Air France, senza condizioni. Potrebbe scegliere di «drammatizzare» ulteriormente la situazione, costringendo magari il cda di Alitalia (presieduta ora da un suo ex funzionario, Aristide Police) a lanciare l'allarme sulla liquidità agli sgoccioli. Ma nemmeno lui - a meno di non voler fare l'ultimo sgarbo alla coalizione che l'ha messo su quella poltrona pagando prezzi enormi in termini di consenso - può davvero dichiarare il commissariamento all'ultimo giorno.
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RAINEWS24 - 8 aprile
I SINDACATI PRONTI A RIPRENDERE LA TRATTATIVA CON AIR FRANCE. OGGI CDA DI ALITALIA
Il consiglio di amministrazione della compagnia approva la rottura della trattativa per l'acquisizione di Alitalia, ribadisce che il suo piano 'e' l'unico possibile per consentire il ritorno ad una crescita redditizia in tempi rapidi' e passa la palla ad azienda e sindacati. Ora, dicono i franco-olandesi, spetta a questi ultimi decidere se riannodare i fili del confronto e la risposta delle varie sigle, pressochè unanime, non si fa attendere: vogliamo riprendere a trattare.
Per il sindacato di Guglielmo Epifani, "la via maestra da seguire e' quella della ripresa diretta delle trattative" e, "in questa direzione, e' necessario l'intervento del Governo, ed è quindi utile" la convocazione per giovedi' prossimo. Ma per la trattativa e un eventuale accordo non si potrà che andare dopo le elezioni. Una necessità sottolineata da Luigi Angeletti che, escludendo ostacoli dalla Uil spiega, "che fare un accordo prima delle elezioni mi sembra una forzatura... poi ci sono i miracoli, ma io non credo ai miracoli". Peraltro, aggiunge, "penso che sia la stessa Air France a voler aspettare le elezioni italiane e ciò mi sembrerebbe più utile e intelligente". Un segnale, quello "esplicito a ridiscuterne, evidentemente dopo le elezioni" colto anche dal segretario generale della Fit Cisl, Claudio Claudiani.
L'Anpac conferma di "essere aperta ad un confronto anche sulla base di ciò che è stato presentato da Spinetta" ma avverte che "deve essere un confronto, perchè non siamo disponibili a soluzioni a senso unico". Da Parigi, afferma l'Unione piloti "stanno dicendo sostanzialmente che sono disponibili a riprendere la trattativa, il sindacato faccia la sua parte, il cda di Alitalia domani faccia la sua dichiarando la continuità aziendale e il governo lo aspettiamo al tavolo della trattativa con noi". Ma per l'Ugl, "questa partita è stata gestita malissimo dal governo e a poche ore dalle elezioni non sembra possibile che il ministro dell'Economia sia in grado di gestire questa vertenza". Così, nel riconfermare "la disponibilità ad un vero negoziato" l'Ugl ritiene che "la soluzione di Alitalia debba essere sostenuta con vigore da un nuovo governo". Per l'associazione degli assistenti di volo Avia, "i francesi hanno rigettato la palla nella nostra metà campo. Sta ad azienda, sindacati e governo riuscire ad andare in gol". E, come per l'altra associazione delle hostess, Anpav, "l'imperativo è riprendere immediatamente le trattative con Air France vista l'assoluta assenza di altri interlocutori credibili". L'SdL riconferma "la disponibilità ad un confronto serio ed immediato" ribadendo che "il soggetto istituzionale e politico che deve assumere la responsabilità della vendita di Alitalia è il Governo nella sua interezza".
Intanto c'e' 'attesa per il consiglio di amministrazione di Alitalia che oggi dovrà fare il punto sulla situazione finanziaria e decidere quindi se portare i libri in tribunale o certificare la continuità aziendale ancora per pochi mesi, almeno fino all'estate.
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LIBERAZIONE - 8 aprile
AIR FRANCE: «SU ALITALIA IL PIANO NON CAMBIA»
di Roberto Farneti
«Il nostro piano per Alitalia è l'unico possibile. Spetta adesso ad Alitalia, ai suoi dipendenti ed alle organizzazioni sindacali rappresentative del personale di esprimersi su come vedono il futuro della loro azienda». E' questo il passaggio centrale del comunicato diffuso ieri dal consiglio di amministrazione di Air France-Klm, subito dopo la chiusura dei mercati azionari. Comunicato che ribadisce il pieno appoggio alla linea fin qui sostenuta dal numero uno francese, Jean Cyril Spinetta, compresa la decisione di abbandonare il tavolo con i sindacati italiani.
"Prendere o lasciare": resta questa la posizione di Air France-Klm che, tuttavia, non esprime una rinuncia definitiva alla volontà di acquisire l'Alitalia. Piuttosto, lascia intravedere la volontà di non fare passi indietro a pochi giorni dalle elezioni politiche in Italia. Già martedì prossimo, verosimilmente, Spinetta saprà come minimo chi è il suo prossimo interlocutore, in attesa che il nuovo governo venga nominato.
Il problema è che capire cosa potrebbe succedere di qui a domenica. Il governo, non appena è giunta la notizia da Parigi, ha convocato i sindacati per giovedì mattina. Oggi è in programma il cda dell'Alitalia, nella sede di via della Magliana a Roma. Il percorso immaginato dall'azienda per affrontare questa fase è quello di dare applicazione al piano "stand alone" ("restare in piedi da soli") elaborato dall'ex presidente Maurizio Prato per ridurre le perdite e avere in cassa liquidità sufficiente per andare avanti qualche mese. La situazione è critica ma la continuità aziendale può essere ancora garantita.
Per questo sarebbe incomprensibile una virata verso il commissariamento. Illogica sia dal punto di vista amministrativo, che da quello politico. Anche qualora giovedì a Palazzo Chigi i sindacati si rifiutassero di accettare la resa incondizionata più volte auspicata in questi giorni dal ministro dell'Economia Tommaso Padoa Schioppa, è impensabile che il governo Prodi decida di darsi la zappa sui piedi a soli tre giorni dal voto. E' facile prevedere perciò che la partita sul futuro della ex compagnia di bandiera si giocherà ormai dopo le elezioni. Il che non è necessariamente un bene: «Se adesso i leader politici fanno finta di interessarsi alle sorti dell'Alitalia, dopo il voto, chiunque vinca, l'abbandonerà al proprio destino», avverte Ugo Boghetta, responsabile Trasporti del Prc. Chi non smette di fare propaganda è il leader del Pdl, Silvio Berlusconi: «Una volta finita la trattativa, che non può concludersi a queste condizioni, con Air France, ci sarà una compagine di imprenditori italiani», promette il Cavaliere.
La situazione è assai complicata, soprattutto per i sindacati, che devono difendersi dall'accusa di «irresponsabilità». Il rischio, se si va avanti così, è che le piccole crepe che si stanno aprendo tra lavoratori "garantiti" e potenziali esuberi finiscano con l'allargarsi, indebolendo l'azione di chi li vuole rappresentare e difendere tutti. Ma i sindacati non hanno nessuna intenzione di stare al gioco. «Siamo pronti a un confronto vero con Air France-Klm», fanno sapere i piloti dell'Anpac. Per Cgil e Filt Cgil «la via maestra da seguire è quella della ripresa diretta delle trattative tra le parti». Da questo punto di vista «è quindi utile la decisione» del governo «di convocare le organizzazioni sindacali». La Uil guarda con fiducia al dopo elezioni: «Con un governo nuovo - scommette Giuseppe Caronia, segretario generale UilT - possiamo sperare, qualunque sia, che sostenga diversamente la vertenza». SdL intercategoriale rivolge invece «un appello al mondo politico ed al governo che emergerà dalle prossime elezioni: che l'azionista faccia il suo lavoro e non scarichi più responsabilità sul sindacato e sui lavoratori, che il Governo ponga al vertice della sua attenzione gli interessi del lavoro e del Paese».
 
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