Home arrow Approfondimenti arrow Manager, stipendi in continua crescita
Manager, stipendi in continua crescita PDF Stampa E-mail
venerd́ 04 aprile 2008
IL SOLE 24 ORE.com – 31 marzo
A PROFUMO 9 MILIONI NEL 2007, NONO POSTO TRA I MANAGER PIÙ PAGATI
Nel 2007 Alessandro Profumo, amministratore delegato di UniCredit, ha visto lievitare la "busta paga" un totale di 9,33 milioni tra stipendio (335mila euro), bonus e altri incentivi (5,95 milioni) e altri compensi (3,051 milioni). 

Cifra che gli fale il sesto posto nella classifica dei manager italiani più pagati. È quanto si ricava dalla lettura del Bilancio della capogruppo al 31 dicembre 2007 consultato da Il Sole 24 Ore Radiocor. Il bonus, si precisa, è un ammontare massimo potenzialmente erogabile ad aprile 2008 in relazione al raggiungimento degli obiettivi di gruppo relativi al 2007. Il presidente Dieter Rampl ha ricevuto uno stipendio di 1,38 milioni. Il totale dei compensi agli amministratori e ai dirigenti con responsabilità strategiche è salito nel 2007 a 92,1 milioni da 60,1 milioni nel 2006 sia per l'aumento dei dirigenti con responsabilità strategica conseguente alla nuova struttura organizzativa sia per la quota variabile della retribuzione legata al raggiungimento degli obiettivi di gruppo e individuali.
-------------------------------
IL SOLE 24 ORE.com – 29 marzo
L'ANNO D'ORO DEI MANAGER ITALIANI
di Gianni Dragoni
Un anno formidabile il 2007 per gli stipendi dei top manager delle società di Piazza Affari. Le fusioni bancarie e l'ultimo ribaltone con buonuscita in Telecom Italia hanno fatto esplodere i compensi.
La new entry dell'ultim'ora è la coppia composta da Riccardo Ruggiero e Carlo Buora. I due ex Telecom, con oltre 17 milioni di euro lordi il primo e quasi 12 milioni il secondo, vanno ad inserirsi al terzo e quarto posto, dietro l'ex tandem di Capitalia.
Con 37,4 milioni lordi Matteo Arpe rimane in testa alla classifica, non definitiva perché mancano i dati di alcuni gruppi importanti. Nei supercompensi del giovane ex a.d. di Capitalia, uscito dalla banca il 31 maggio 2007 in seguito alla rottura con Cesare Geronzi, ci sono 31,2 milioni di «indennità per risoluzione rapporto di lavoro».
L'ex presidente Geronzi, divenuto dopo la fusione con UniCredit presidente del consiglio di sorveglianza di Mediobanca, ha ricevuto 23,65 milioni lordi da via Minghetti (di cui 20 milioni «emolumento straordinario che costituisce anche premio alla carriera») e 375mila euro da Mediobanca nell'esercizio al 30 giugno 2007, di cui era vicepresidente.
Ruggiero è terzo con 17,28 milioni, con la ciliegina di 50mila euro dal cda di Safilo. La spinta alla busta paga è venuta dai 9,9 milioni di incentivi all'esodo percepiti dal gruppo telefonico, dal quale è uscito facendo una «transazione generale novativa», dice il bilancio.
Buora, ex braccio destro di Marco Tronchetti Provera, ha ricevuto 7,9 milioni lordi da Telecom, comprendenti «il compenso straordinario riconosciuto per il contributo professionale e gestionale apportato al gruppo a decorrere dal primo ottobre 2001». Non ha percepito il compenso variabile di 1,4 milioni legato agli obiettivi 2007 deliberato dal cda il 24 luglio scorso, ma riceverà quattro milioni tra quest'anno e il prossimo per un «patto di non concorrenza» stipulato con Telecom.
L'ex presidente della società telefonica Pasquale Pistorio ha ricevuto 1,25 milioni lordi in sette mesi. Al predecessore Guido Rossi, uscito il 6 aprile, 618mila euro.
I primi cinque nella classifica 2007 hanno ricevuto 102 milioni di euro, contro i 58 milioni dei primi cinque del 2006, quando il drappello era guidato da Buora, con 18,44 milioni tra buonuscita Pirelli e stipendio Telecom.
Il manager con lo stipendio più alto senza le buonuscite è Luca Cordero di Montezemolo, presidente della Fiat e della Ferrari, con 7,097 milioni lordi incluso il gettone in Tod's, davanti al suo a.d. Sergio Marchionne (6,9 milioni). Sono circa 50 i manager con oltre due milioni di stipendio, almeno 150 con più di un milione.
In ascesa tra i primi 30 Pier Francesco Guarguaglini di Finmeccanica (per ora quattordicesimo con 4,23 milioni) e l'a.d. di Atlantia Giovanni Castellucci, 21mo con 3,44 milioni. Guarguaglini è il primo tra i manager pubblici, davanti a Fulvio Conti dell'Enel (3,1 milioni) e Paolo Scaroni dell'Eni (2,89 milioni compreso il gettone di 106mila euro dal cda Generali).
-----------------------------
IL SOLE 24 ORE.com – 29 marzo
TELECOM: ALL'EX AD RUGGIERO 9,9 MILIONI DI EURO DI BUONUSCITA
La buonuscita di Riccardo Ruggiero, è stata di 9.915.000 euro. La voce è registrata come incentivo all'esodo nel bilancio 2007. Inoltre con una transazione tombale da 2 milioni di euro l'ex ad ha rinunciato a qualsiasi rivendicazione retributiva o per danni di qualsivoglia natura, anche di immagine. Al Vice Presidente Esecutivo Carlo Buora è stato corrisposto un importo pari ad euro 4,4 milioni. Buora ha anche stipulato un patto di non concorrenza di durata biennale, con corrispettivo di 4 milioni di euro lordi. E anche per Ruggiero c'è il vincolo di un patto biennale di non concorrenza.
------------------------------------
LA REPUBBLICA .it – 1 dicembre 2006
Anche i vertici delle aziende pubbliche hanno preso parte alla "cuccagna"
Dopo il boom delle stock option, raddoppiano i guadagni
SEMPRE PIÙ D'ORO I MANAGER ITALIANI
IN TRE ANNI +80% I COMPENSI DEGLI AD DELLE SOCIETÀ QUOTATE

MILANO - L'inflazione resta al palo. Il potere d'acquisto degli italiani è in calo costante. Ma gli stipendi dei manager di casa nostra - pubblici o privati non fa differenza - continuano a sfidare la forza di gravità. In tre anni (dal 2002 al 2005) gli amministratori delegati delle principali società quotate a Piazza Affari hanno visto crescere le loro buste paga in media dell'80%. Molto di più dell'inflazione (7% circa) e ben più dei loro colleghi americani, fermi a un misero +54%.
L'escalation è stata inarrestabile e raramente proporzionale ai risultati di bilancio o a quelli sul listino. Sono decollati i compensi in banca. Hanno allargato i cordoni della borsa persino le aziende familiari, tradizionale trincea della parsimonia retributiva nazionale. E a questa "Cuccagna" milionaria hanno partecipato in prima fila persino i vertici delle aziende pubbliche. Che tra compensi da favola (l'ad Alitalia Giancarlo Cimoli prende il doppio del numero uno Lufthansa) e buonuscite d'oro come i 7 milioni girati a Elio Catania per il suo addio alle Fs non rimpiangono di sicuro i bei tempi in cui guidavano società private. Almeno finora, visto che il governo (facendo qualcosa di sinistra, direbbe Nanni Moretti) ha imposto un tetto di 500mila euro ai manager delle realtà pubbliche non quotate.
Il boom in banca. Il mondo della finanza è l'esempio più eclatante del fenomeno. In Italia quasi tutti gli ad bancari hanno più che raddoppiato la loro busta paga in tre anni. Una bella soddisfazione che per molti si è sommata alle plusvalenze (in qualche caso di decine di milioni) incassate con le stock option. Questo Eldorado - tra l'altro - non conosce confini: un dipendente (non un manager) di una finanziaria di Wall Street guadagna in media 289mila dollari l'anno, cinque volte più della media degli altri lavoratori di New York. Le grandi banche d'affari pagheranno ai top-manager il prossimo Natale bonus per 36 miliardi, il doppio del Pil dell'Islanda.
L'anomalia pubblica. L'Oscar della generosità retributiva - fino all'intervento del governo Prodi - toccava però allo Stato. Tanto che la Procura di Roma ha aperto un dossier sul caso "Stipendiopoli". Paolo Scaroni - per rimanere in area Piazza Affari - è uscito dall'Enel con una busta paga (comprensiva di buonentrata e stock option varie) di oltre 10 milioni. Ma anche togliendo le voci straordinarie, in tre anni i suoi compensi sono cresciuti del 50%. Bene (11 milioni) è andata anche a Vittorio Mincato, ex ad dell'Eni mentre Pierfrancesco Guarguaglini (Finmeccanica) ha più che raddoppiato i suoi emolumenti dal 2002.
Un record europeo. Il boom degli anni scorsi ha regalato all'Italia anche un ruolo da protagonista nella Champion's League degli stipendi. La performance azionaria non proprio brillantissima di Telecom Italia, ad esempio, non ha impedito a Marco Tronchetti Provera di regalarsi un aumento del 76% dei compensi a quota 5,2 milioni l'anno. Più del numero uno di Vodafone Aurun Sarin e il doppio di Kai Uwe Ricke di Deutsche Telekom. L'ad di Generali Giovanni Perissinotto con un bel colpo di reni retributivo (+138% a 3,22 milioni) ha staccato di quasi un milione Michael Dickmann, suo omologo in Allianz. Un po' di terreno l'ha recuperato anche Piersilvio Berlusconi: tre anni fa guadagnava 350mila euro l'anno. Poi si è guardato attorno, ha capito l'antifona e si è adeguato: nel 2005 il suo 740 è salito a due milioni di euro.
Inarrivabili Usa. In Europa, insomma, il Belpaese si batte bene. Il Mondiale, però, resta ancora un sogno. Gli ad delle 500 maggiori aziende di Wall Street hanno incassato in media nel 2005 oltre 13,5 milioni di dollari. Certo l'economia americana negli ultimi anni ha fatto boom. Ma il boom non è stato uguale per tutti. La busta paga di un amministratore delegato Usa nel 1990 era pari a 107 volte quella dei suoi dipendenti. Oggi la forbice si è moltiplicata per quattro: per arrivare a un compenso da ad occorre sommare lo stipendio di 411 impiegati e operai.
----------------------------------
IL SOLE 24 ORE - 25 novembre 2006
NELLA CORSA DEGLI STIPENDI VINCONO I MANAGER
di Serena Uccello
Si allarga la forbice tra i redditi più alti e quelli più bassi, in mezzo a soffrire di più è la classe media. Negli ultimi cinque anni — secondo quanto emerge da un'indagine promossa da Adecco in collaborazione con OD M, sugli stipendi in Italia — le buste paga dei manager sono cresciute molto più velocemente dei prezzi ma se gli operai hanno tenuto il passo con l'inflazione gli impiegati hanno perso terreno.
Non solo: a essere penalizzati sono soprattutto i giovani laureati che negli ultimi cinque anni hanno visto diminuire l'ammontare del loro primo stipendio dall'1 al 6% (da 200 a 1.400 euro in meno all'anno), a seconda del profilo professionale e dell'area territoriale. E dato ancora più pesante, a subire i contraccolpi maggiori i giovani della Lombardia, che nel complesso è invece la regione con il livello più alto di retribuzioni.
Nella ricerca Adecco emerge così che tra il 2001 e il 2006 le retribuzioni dei dirigenti sono aumentate complessivamente del 22,9%, oltre due volte l'inflazione (10,8%) a fronte di un aumento di quelle degli operai del 15,4 per cento. Gli stipendi degli impiegati invece non sono riusciti in media a mantenere il potere d'acquisto segnando un aumento di appena l'8,6% inferiore a quello dei prezzi.
La conseguenza è stata che si ampliato il divario tra i dirigenti e i livelli più bassi di inquadramento ma si è ridotto quello tra operai e impiegati: per i dirigenti lo stipendio medio ha raggiunto nel 2006 quota 100.006 euro a fronte di una busta paga annua lorda di 49.974 (+22,2%) dei quadri, di 26.321 euro degli impiegati e di 21.568 euro degli operai. Così la differenza media che, tra impiegati e operai nel 2001 era di 5.536 euro, si è ridotta a 4.753 euro.
Sul piano territoriale è la Lombardia la locomotiva del mercato delle retribuzioni (per tutte le categorie professionali), anche se registra il trattamento peggiore per i neoassunti (660 euro in meno sulla retribuzione annua lordo rispetto a cinque anni fa).
In media, un dirigente che lavora in Lombardia guadagna 103.530 euro contro una media nazionale di 100.006 euro. Lo stesso vale per i quadri, la cui retribuzione è cresciuta nell'ultimo anno del 5,3% mentre nel resto d'Italia del 4,4 per cento. Uguale fenomeno si riflette sugli impiegati che guadagnano 1.258 euro in più all'anno rispetto alla media nazionale. In particolare a Milano l'area dei dirigenti è quella con lo stipendio medio più alto (105.931 euro, il 5,9% in più rispetto alla media dei dirigenti). Inoltre, i dirigenti nel capoluogo lombardo guadagnano oggi il 23,5% in più rispetto a cinque anni fa. Anche considerando gli impiegati, Milano risulta la provincia meglio retribuita (28.066 euro, +6,6% rispetto alla media generale degli impiegati).
Quanto alle altre città, per la categoria dirigenti Napoli è la provincia con il valore medio più basso (87.188 euro, il 12,8% in meno rispetto alla media). Per i quadri risulta in affanno invece Bari (45.963 euro, 8% delle media della categoria). Il capoluogo pugliese registra anche la retribuzione media più bassa per quanto riguarda gli operai (18.510 euro, il 14,2% in meno).
In sintesi dunque — rileva il Salary Guide 2006 — le difficoltà appaiono più marcate nelle aree tradizionalmente più deboli: al Sud Italia, nelle piccole imprese, tra i neoassunti.
L'analisi comparata delle retribuzioni tra le funzioni aziendali evidenzia comportamenti differenti. Marketing Sales presenta in tutte le categorie di inquadramento valori di mercato superiori (+4,5% dirigenti, + 9% impiegati). Finance &Legal premia maggiormente le figure dirigenziali (+2,3% rispetto alla media nazionale di categoria) mentre penalizza le figure dei quadri e soprattutto quelle degli impiegati. Engineering &Technical, Industrial Operations e Information Technology, al contrario, valorizzano le professioni impiegatizie mentre sia i quadri sia i dirigenti scontano un gap negativo.
Ed infine per quanto riguarda i settori, banche, chimica e industria petrolifera sono i comparti con le retribuzioni più alte, mentre edilizia ed energia quelli con i trend di crescita più significativi.


In allegato la classifica dei manager italiani più pagati 

 
< Prec.   Pros. >

page counter