Home arrow Redazionali arrow Riprende la trattativa Alitalia
Riprende la trattativa Alitalia PDF Stampa E-mail
lunedì 31 marzo 2008

Image Oggi, 31 marzo, riprende la trattativa tra sindacato ed Air France-Klm. Si discuterà sul documento inviato la scorsa settimana dalla compagnia Francese. La distanza tra la proposta Spinettà e quanto espresso da SdL intercategoriale e da gran parte delle altre organizzazioni sindacali è comunque molto ampia.

E' prevista una manifestazione dei lavoratori del Gruppo Alitalia che "accompagnerà" il confronto tra Azienda e Sindacati.

Segue una dichiarazione stampa che illustra in modo articolato le posizioni di SdL intercategoriale.

Flotta e perimetro aziendale: il solo modo per assicurare un futuro ad Alitalia

dichiarazione di Fabrizio Tomaselli

coordinatore nazionale SdL intercategoriale

Lo abbiamo detto e lo ribadiamo: il Piano Air France non ci convince, ma questo c'è oggi sul tavolo della trattativa ed il sindacato ha il dovere di trattare. Per chiudere la trattativa in modo accettabile è però indispensabile che si interrompano le interferenze di carattere elettoralistico e che si faccia chiarezza sui temi fondamentali sui quali si sta imperniando la trattativa e che, a nostro avviso, devono tener conto dei seguenti elementi.

1) Una compagnia aerea di medie dimensioni come Alitalia non può rinunciare ad investimenti nella flotta, soprattutto per i grandi aerei che effettuano voli intercontinentali, più redditivi e non soggetti a concorrenza low cost. Si deve quindi prevedere una riduzione del taglio previsto della flotta ed uno sviluppo certo sin dal prossimo anno. D'altra parte oggi Air France sviluppa un consistente traffico da/per la Francia per l'Italia (anche frutto di accordi capestro firmati anni fa) che potrebbe invece costituire un recupero consistente per Alitalia. Ciò non produrrebbe neanche ripercussioni per l'occupazione in Francia, perché lo sviluppo previsto per Air France nei prossimi anni è enorme. E' sufficiente sottolineare che, tra gli altri, ai francesi arriveranno 12 grandi A380 che, per fare un esempio, occupano più assistenti di volo del numero di esuberi totali previsti per Alitalia in tutte le categorie (piloti, assistenti di volo e personale di terra). Che dire poi del mantenimento dell'MD80 e della sua “futura sostituzione”. Mantenere un aereo che consuma molto e puntare allo stesso tempo più sul medio raggio che sul lungo, vuol dire competere in una condizione iniziale di estrema difficoltà o, peggio ancora, non competere assolutamente.

2) All'atto dell'acquisizione il perimetro aziendale deve comprendere tutto ciò che oggi è Gruppo Alitalia. Non si comprenderebbe altrimenti perché, ad esempio, il call center Alitalia dovrebbe cessare di esistere se costa meno di quello Air France. E non si comprenderebbe neppure la cessione dell'Atitech di Napoli, che effettua tra l'altro per oltre il 65% attività considerata da Air France di “manutenzione leggera” ed alla quale, sempre secondo il Piano, si assicurerebbero comunque contratti di servizio (e quindi lavoro) per molti anni. E' certo che sarebbe invece più opportuno fare valutazioni di merito una volta verificate tutte le possibili alternative e comunque a valle del percorso di acquisizione: in questo caso il sindacato è disponibile a confrontarsi per rendere più efficienti tutte le attività. Per fare ciò è necessario che la trattativa si sviluppi affrontando concretamente, punto su punto, tutti gli aspetti riguardanti le attività Alitalia.

3) Per quanto riguarda la gestione degli esuberi, ci sembra che la “disponibilità” di Air France a “non lasciare nessuno per strada” si basi essenzialmente sul ricorso ad ammortizzatori sociali ed al fondo economico del trasporto aereo. In pratica si chiede allo Stato Italiano di pagare le conseguenze sociali di un Piano che porterà profitti soprattutto in Francia. Si deve riconoscere che ciò non è quanto di più sostenibile dal punto di vista generale. Inoltre esistono ancora una serie di effetti non chiari: il primo è dato dal non conteggio tra gli esuberi del personale a tempo determinato (centinaia di giovani e ormai meno giovani che lavorano in Alitalia da anni ed anni); il secondo è invece il dubbio che il suddetto Fondo del Trasporto Aereo possa essere sufficiente ad integrare economicamente un numero così esorbitante di uscite dal lavoro. In tal caso è indispensabile l'impegno e la garanzia di Air France a fornire i fondi necessari qualora le risorse a disposizione per le politiche sociali dovessero rivelarsi insufficienti.

4) Sui tempi della trattativa ci siamo ampiamente pronunciati: non sono così stretti da costringere il sindacato ad un “prendere o lasciare”. Esistono invece le condizioni per continuare la trattativa in modo costruttivo e senza costringere il sindacato ad un ricatto tanto odioso, quanto inaccettabile. A questo scopo è utile sottolineare che, anche per motivi di opportunità, la trattativa non può e non deve riguardare temi di carattere contrattuale che dovranno essere sviluppati in seguito.

Per concludere, continuiamo a ritenere che per Air France l'acquisizione di Alitalia e conseguentemente del controllo del trasporto aereo italiano è un grande affare: le richieste del sindacato non devono quindi essere considerate un costo, ma un vero e proprio investimento.

Il pericolo di un abbandono di Air France, a questo punto, non dovrebbe esistere: se, al contrario, si dovesse verificare, dovremmo pensare che il progetto dei francesi era proprio quello di allungare i tempi e portare Alitalia al fallimento, per consolidare la sua già fortissima presenza sul mercato italiano e per dividersi le macerie derivanti dalla scomparsa di Alitalia: non vogliamo credere a questa ipotesi, ma non possiamo neanche cancellare i forti ed inquietanti dubbi che l'intera vicenda sta facendo emergere in questi giorni.

31 marzo 2008

 
< Prec.   Pros. >

page counter