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Alitalia, unica certezza: no al fallimento PDF Stampa E-mail
sabato 29 marzo 2008

ImageIL MANIFESTO - 29 marzo

UNICA CERTEZZA: NO AL FALLIMENTO

Air France presenta la sua proposta ultimativa: 2.120 esuberi, 37 aerei a terra, rilancio dal 2010. Sindacati inferociti, ma lunedì la trattativa «comincia sul serio». E sarà durissima, con la politica attenta a parlare solo di sé

di Francesco Piccioni

Si discuterà, ci si incazzerà moltissimo, ma la trattativa si fa fino in fondo.

Ogni esito è aperto, perché - come sintetizzava un lavoratore della manutenzione alla fine dell'assemblea di Fiumicino - «a oggi, resta solo Air France che può salvare Alitalia; ma a certe condizioni, salvaguardando fin dove possibile i posti di lavoro». Il «nuovo documento» promesso dai francesi alla fine è arrivato nella notte. E già nelle prime ore della mattinata i sindacati potevano esprimere il loro giudizio: «è uguale a quello vecchio». Anzi peggio, secondo l'Anpac - il sindacato «professionale» dei piloti - perché prevede qualche esubero in più delle attese, specie per loro. Otto sigle su nove (Cgil, Cisl, Uil, SdL, Anpav, Up, Ugl, Avia) ripetono perciò il giudizio di «insufficienza» per le proposte di Air France. Ma ribadiscono anche la volontà di proseguire la trattativa, consapevoli come sono che l'alternativa è il fallimento della compagnia, il blocco delle attività e la volatilizzazione degli stipendi per 18.000 lavoratori. Solo risate quando qualcuno accenna alla possibilità di «cordate italiane»; alcuni sventolano la prima pagina del manifesto di ieri, con il titolo «Air Bufala» (letto alla romana) sopra la foto di Berlusconi. Gli unici a dichiararsi pronti a correre il rischio del fallimento sono proprio i piloti dell'Anpac («per noi il piano Air France è un capitolo chiuso», spiegava il presidente, Fabio Berti). Ma anche loro, lunedì alle 14, saranno a Magliana per confrontarsi direttamente con Jean-Cyril Spinetta, il presidente di Af-Klm. Tra i dire e il fare... Ci saranno anche i dipendenti, convocati per una manifestazione sotto gli uffici della palazzina. Lo stato d'animo oscilla tra la rabbia, lo scoramento, la presa d'atto. L'assemblea di Fiumicino ha mostrato una massa di persone che per anni sono state abituate e vedere «ristrutturazioni» in cui sparivano pezzi d'azienda; e in cui comunque quelli che restavano salvavano il posto. Oggi potrebbe toccare a chiunque. Gli interventi più rabbiosi ottengono applausi («il sindacato confederale è stato favorevole alla divisione in due dell'azienda», ricorda un iscritto alla Cub), ma poi ognuno cerca di capire se c'è o no una via d'uscita. Un rappresentante dell'SdL - l'ex Sult, sindacato di base degli assistenti di volo e non solo - centra il problema: «bisogna stare attenti al tentativo di dividere i lavoratori; non bisogna cadere nell'errore di credere che ci sia una parte garantita, che così non si mobilita con i sindacati, e una no; bisogna allargare il fronte della lotta, facendoci vedere compatti tra Fiumicino, Magliana, Napoli». I «garantiti» erano storicamente i piloti. L'Anpac può vantare decenni di presenza direttamente nei vari cda di Alitalia. E' vista - da molti di quelli che guadagnano poco - come «corresponsabile» dello sfascio, insieme al management. Ora si chiedono come mai questo «accanimento sulla categoria dei piloti che [\ndr\] pagano più di tutti». Giorni fa era uscito su tutti i giornali il dato per cui, ad esempio la divisione Cargo, in perdita strutturale, ha in ruolo 135 piloti ma solo 5 aerei. «Grasso» da tagliare in abbondanza, per chiunque si affacci sui conti con l'animo del risanatore. Preoccupati - sul lato opposto - anche gli operai della manutenzione e quelli dell'handling (gestione bagagli), oggi in forza ad Az Service. Il piano prevede la loro reinternalizzazione in Alitalia propriamente detta, ma tramite un accordo tra la compagnia e Fintecna (società statale) che porterà alla creazione di due nuove società che dovranno tra l'altro gestire 500 esuberi da qui al 2010 e altrettanti nelle fasi successive (tra cigs e mobilità, per avviarli alla pensione). Un iter complesso, non facile da metabolizzare e, soprattutto, condividere. Il vero bersaglio polemico, per tutti, è il governo. Quello attuale - Tommaso Pada Schioppa in testa - per come ha gestito fin qui le procedure di vendita (portando in definitiva i lavoratori a ritrovarsi soli, all'ultimo minuto, davanti al «prendere o lasciare» posto dai francesi). E tutti quelli precedenti per aver lasciato marcire un'azienda «in attivo», di cui erano orgogliosi di far parte. Si va a trattare, dunque. Sotto ricatto, con la faccia scura e l'intenzione di limitare al massimo i danni. Il più grande sarebbe comunque il fallimento della compagnia («blocco delle attività, aerei che restano a terra, lavoratori senza stipendio»), ha sintetizzato Guglielmo Epifani. Ma anche tutti gli altri protagonisti del confronto. Spinetta cerca di massimizzare il vantaggio che un governo debole e un management incapace (in questi giorni sembra quasi che abbia già abbandonato il campo) gli hanno regalato. Se ciò è vero, è possibile che il margine per trattare sia un poco più ampio di quello fissato nel« piano». Intanto il titolo precipita in borsa: finito l'effetto-aggiottaggio infilato speculativamente da Berlusconi con le fantasie su «cordate pronte», ieri è crollato del 35% (più meno quel che aveva guadagnato nei giorni scorsi). Intanto tutta la classe politica, evidentemente ancora poco soddisfatta dei danni che è riuscita a provocare alla compagnia di bandiera, non smette di «esternare» a raffica sulla vicenda. Impossibile dare conto della ridda di dichiarazioni contrastanti, che potremmo al massimo riassumere tra una destra in cera di voti per «la svendita di un asset nazionale» e un'ala «democratica» che inviata a non «strumentalizzare una tragedia a fini elettorali». Incommentabile ormai Berlusconi, che minaccia di far saltare anche l'eventuale accordo, visto che si sente già presidente del consiglio. Nella Sinistra arcobaleno ricompare a tratti anche la proposta della «nazionalizzazione» (Alitalia è a tutti gli effetti una società ancora statale al 49,9%). Ma nessuno riesce a non dare la sensazione di «parlare di Alitalia» per far parlare si sé; senza alcuna idea praticabile per uscire dall'imbuto.

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CORRIERE.it - 29 marzo

ALITALIA: LA NUOVA PROPOSTA DI AIR FRANCE

Confermati i 2.100 esuberi. Il titolo crolla in Borsa. In serata «boccata d'ossigeno» da 148 milioni di euro ROMA - Air France-Klm ha inviato nella notte la proposta di accordo quadro ai sindacati. La bozza conferma il numero di 2.100 esuberi: 1.500 per Alitalia, 100 tra i dipendenti all'estero, e 500 tra le attività di Az Servizi di cui è prevista la reinternalizzazione: perimetro che viene ampliato per comprendere un numero maggiore di dipendenti. In programma anche un forte piano di accompagnamento sociale: il gruppo francese «ha scelto come linea di condotta di non abbandonare nessun dipendente». Ma la proposta non convince i sindacati che dicono no al piano senza però chiudere definitivamente le trattative. Nella serata di venerdì arriva per la compagnia di bandiera una boccata d'ossigeno: l'Alitalia migliora la propria liquidità per 148 milioni di euro grazie a un rimborso fiscale di 69 milioni da parte dell'Agenzia delle Entrate e con la vendita di azioni Air France-Klm per 79 milioni di euro ( l'intera quota del gruppo franco-olandese posseduta dalla compagnia italiana). La comunicazione arriva dalla società dopo il vertice del Cda, convocato per valutare lo slittamento dei termini della trattativa con i sindacati fissato per lunedì 31 marzo. La compagnia fa sapere di non escludere un breve allungamento dei tempi: per una decisione bisognerà attendere «l'esito del confronto con le parti sociali». Cresce intanto l'indebitamento della società. A fine febbraio la cassa si era ridotta di 102 milioni di euro (-36,2%), arrivando a 180 milioni rispetto ai 282 di fine gennaio. Il debito è salito da 1,280 miliardi a 1,368 miliardi.

SPINETTA- Sul fronte delle trattative, è lo stesso presidente di Air France-Klm, Jean Cyril Spinetta, a spiegare ai sindacati con una lettera il senso della proposta. «Non posso andare oltre senza minare le basi del mio progetto per l'Alitalia - scrive Spinetta -. Il piano industriale è costruito con il solo obiettivo di permettere alla compagnia di riannodare l'attività al circolo virtuoso della crescita redditizia e dunque di ristabilire le basi di un futuro sviluppo ambizioso». Poi spiega che «le misure sociali che accompagnano il piano industriale sono costruite per limitare le situazioni più difficili di licenziamento e offrire a ciascuno un "filo di sicurezza". Ciò spiega l'utilizzo di pensionamenti e prepensionamenti. Questo approccio è evidentemente esigente poiché implica mobilità professionali, formazioni, cambiamenti di qualifica che dovranno essere gestiti progressivamente durante la durata del piano».

IL PIANO - Il gruppo Air France-Klm intende acquisire Alitalia Fly e 4.191 dipendenti attualmente in capo ad Alitalia Servizi. La proposta di accordo prevede la creazione di due nuove società (NewCo), una per lo handling a cui farebbero capo 1.881 dipendenti e una seconda per la manutenzione dove confluirebbero 2.310 addetti. Tra i 4.191 dipendenti di Alitalia Servizi che verrebbero «reinternalizzati» ci sarebbero anche i 500 dipendenti considerati in esubero. Confermate invece le intenzioni del gtruppo franco-olandese di chiudere il settore cargo Alitalia nel 2010: nel frattempo gli aeroplani verrebbero ridotti da 5 a 3 MD11. Le novità in termini numerici sono i circa 900 dipendenti in più di Alitalia Servizi a cui sarà consentito di rientrare nella società Fly. In un primo momento Spinetta aveva parlato di 3.300 persone al lordo degli esuberi, ora il numero salirebbe a 4.191.

MALPENSA E INVESTIMENTI - Nel piano si specifica che Roma sarà l'hub in Italia, in un network di gruppo che sarà «concentrato intorno a tre principali hub intercontinentali (con Parigi e Amsterdam). Quanto al nodo Malpensa, è comunque previsto «un importante gateway a Milano riorganizzato, in una prima fase, per ripristinare le condizioni per il suo futuro sviluppo in maniera armoniosa e finanziariamente solida». Piano che conferma anche una focalizzazione sulle «esigenze della clientela business con voli per le principali destinazioni domestiche e internazionali in partenza nelle prime ore della mattina e di ritorno in tarda serata».

FLOTTA - Il documento è molto dettagliato, di fatto è un ipotesi di accordo in cui le uniche parti in bianco sono solo quelle per i numeri che dovranno indicare quanti lavoratori andranno effettivamente in pensionamento e quanti verso le varie forme di ammortizzatori previste dal piano. Nel documento strategico si ricorda che il piano industriale prevede una riduzione della flotta passeggeri da 174 a 137 aerei, escluso Volare. In particolare si prevede un taglio di 16 MD 80-82, 18 aeromobili regionali per il corto/medio raggio e 3 B767 per il lungo raggio. Per quanto riguarda l'attività passeggeri, Air France-Klm prevede per il 2008 di mantenere 24 destinazioni nazionali servite mediamente con 44 linee con 1.265 frequenze settimanali; 45 destinazioni internazionali, servite mediamente con 77 rotte con 928 frequenze settimanali; 14 destinazioni intercontinentali servite mediamente con 17 rotte con 101 frequenze settimanali.

ESUBERI E AMMORTIZZATORI - L'attuazione del piano industriale determinerà dunque esuberi di personale, stimabili in 1.620 addetti di cui 1.499 persone in Italia e 121 nelle rappresentanze Alitalia nel resto del mondo. A questi vanno aggiunti 500 lavoratori di Az servizi che verranno reinternalizzati per i quali «si procederà alla messa in mobilità in fasi successive, nei 3 anni successivi alla sottoscrizione del presente accordo». Di questi 280 potranno accedere al pensionamento immediato o differito. Il piano industriale prevede per gli assistenti di volo le sole misure di pensionamento a breve e medio termine visto che «permettono di assorbire la totalità dei 594 esuberi». Air France-Klm proporrà a coloro che lo desiderano opportunità di impiego al proprio interno. Per i piloti, i 2/3 dei 507 esuberi, potranno beneficiare di misure di pensionamento a breve e medio termine. Ai più giovani piloti il gruppo proporrà l'assunzione di un massimo di 60 piloti all'anno per 3 anni. Per quanto riguarda il personale di terra, dei 394 dipendenti individuati come esuberi circa 250 persone potranno accedere al pensionamento nell'arco dei prossimi 7 anni. Per gli altri (circa 150) saranno attuate misure di riqualificazione.

IL TITOLO - Pesante la reazione della Borsa alla nuova proposta di Air France. Le azioni Alitalia, dopo esser rimaste a lungo sospese per eccesso di ribasso senza riuscire a far prezzo e hanno alla fine chiuso la seduta con un calo del 37,19%, segnando un ultimo prezzo di 0,402 euro. A fine giornata risultano scambiate 10 milioni di azioni, pari allo 0,7% del capitale.

 
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