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Lavoro atipico e part time sempre più femminile PDF Stampa E-mail
venerdì 28 marzo 2008
L’UNITÀ.it – 19 marzo
a.g.
L'occupazione femminile tende a crescere di più di quella maschile. Notizia positiva se non si stesse parlando di lavori part-time e instabili. Nel 2006 il 53 per cento delle donne italiane, più di 3 milioni ha un impiego precario e non a tempo pieno. Questa la denuncia del terzo Rapporto Ires-Cgil- Nadil per l'Osservatorio permanente sul lavoro atipico in Italia 2008 presentato mercoledì a Roma. 

Il quadro dipinto dal rapporto non è confortante. Differenze di genere nelle opportunità di lavoro, nel reddito, ma, soprattutto, a colpire tra i dati del Rapporto sono le conseguenze della condizione di precarietà sul lavoro. Tra queste la ricerca Ires ne sottolinea una in particolare la nascita di «nuove forme di segregazione e disuguaglianza».
Insomma se le donne sono sempre più impegnate in lavori che non favoriscono la crescita professionale e quella del reddito, sono proprio questi lavori atipici a non rendere sfavorevole la conciliazione con gli impegni familiari. Dal rapporto Ires-Cgil, infatti, emerge con chiarezza come le differenze di genere ed opportunità rafforzino la tradizionale divisione del lavoro nella famiglia e come «marginalità e discontinuità, insieme al basso reddito, spingano molte donne fuori dal mercato del lavoro».
Trend, quello della crescita del lavoro atipico femminile, che tra il 1993 e il 2006, è cresciuto molto più di quello maschile. Il Rapporto certifica poi che è proprio l'impiego part-time, in particolare, ad aver registrato l'incremento maggiore. Una donna su quattro svolge un lavoro a tempo parziale. Stessa ascesa ha mostrato il lavoro instabile, quello in cui figurano dipendenti a tempo determinato o collaboratori occasionali. Per le donne questo tipo di lavoro è aumentato più che per gli uomini raggiungendo il 19 per cento dell'occupazione femminile e arrivando ad essere la maggioranza assoluta.
E se aumentano sempre di più le donne impiegate nel lavoro atipico e part-time, il tasso di attività femminile in Italia continua ad essere il più basso d'Europa con il 51 per cento soltanto delle donne che lavorano.
A questi dati sull'impiego si aggiunge quello non meno confortante del reddito. Le donne lavoratrici atipiche hanno un reddito mediamente inferiore a quello degli uomini, arrivando a guadagnare addirittura il 56 per cento meno degli uomini. E sono molto meno della metà (1,5per cento contro il 4per cento degli uomini) le donne con contratto interinale che guadagnano un reddito posto nella fascia più alta (oltre 1.500 euro) . Più del doppio degli uomini (37,2per cento contro il 18,3per cento) quelle che si collocano nella fascia più bassa (meno di 800 euro) di reddito.
E non funziona neppure l'assioma meno lavoro più famiglia. Dal rapporto è emerso anche che le donne che non hanno un impiego stabile non sono quelle che mettono su famiglia. Secondo la ricerca dell'Ires, infatti, la natalità è più alta nelle regioni dove è maggiore l'occupazione femminile

In allegato la ricerca dell'Ires

 
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