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NESSUNA ESPULSIONE PER I CLANDESTINI POVERI PDF Stampa E-mail
mercoledì 20 settembre 2006
LA SENTENZA. LA DECISIONE ASSUNTA DALLA CORTE DI CASSAZIONE
NESSUNA ESPULSIONE PER I CLANDESTINI POVERI
L'assoluta indigenza di un immigrato è sufficiente per dire no all'allontanamento.
I clandestini in condizioni di estrema povertà non possono essere espulsi dall'Italia. Lo sostiene la Corte di Cassazione, spiegando che l'assoluta indigenza di un immigrato è sufficiente per dire no all'allontanamento dal nostro territorio. Con questa motivazione infatti, la Prima sezione penale ha respinto il ricorso del Procuratore generale presso la Corte d'appello di Roma, il quale chiedeva che Malina A. N., clandestina romena che alloggiava presso uno scalo ferroviario della capitale fosse espulsa dal nostro Paese nonostante non avesse neanche i soldi per poter partire. La Suprema Corte, facendo proprio il dettato della Corte Costituzionale del 2004, nella sentenza 30774 della Prima sezione penale, ritiene che "autorevolmente è stato osservato che la causa giustificativa" del l'espulsione di un immigrato «non può essere costituita dal mero disagio economico di regola sottostante al fenomeno migratorio, ma ben può essere integrata da una condizione di assoluta impossidenza dello straniero, che non gli consenta di recarsi nel termine alla frontiera e di acquistare il biglietto di viaggio». Respinto quindi il ricorso del pg il quale invece aveva sottolineato come il "mero disagio economico" non potesse costituire giusta causa al blocco dell'espulsione della clandestina romena che per "volontà" propria si trovava senza mezzi e senza lavoro.
Alla clandestina romena però aveva già dato ragione il Tribunale di Roma, nel gennaio 2006,
alla luce del fatto che la donna era "sprovvista del denaro necessario al rimpatrio, circostanza
plausibile" secondo i giudici, visto che la romena "alloggiava presso uno scalo ferroviario".
Invano il pg presso la Corte d'appello di Roma ha presentato ricorso in Cassazione, rifacendosi alla sentenza del 2004 della Consulta che ha sostenuto che le ragioni per il no all'allontanamento dal territorio di un immigrato devono avere "connotazioni di necessità inevitabile". Ma gli “ermellini”hanno sottolineato come l'assoluta povertà dell'immigrato costituisce giusta causa per non essere espulsi.

fonte : IL BRESCIA - 20 settembre 2006
 
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